SANTO DOMINGO – Molti dominicani potrebbero non riconoscere immediatamente il suo nome, ma certamente conoscono il suo lavoro. Antonio "Tony" Caro Ginebra è stato coinvolto in molti dei più importanti progetti architettonici, culturali e turistici della Repubblica Dominicana, lasciando un segno discreto ma significativo nel modo in cui il Paese ha iniziato a percepire se stesso durante decenni di trasformazione urbana.
La sua carriera si è svolta in un periodo in cui la Repubblica Dominicana era impegnata nella modernizzazione delle sue città, nel rafforzamento delle sue istituzioni e nella costruzione di nuovi spazi culturali. In questo contesto, le opere di Caro sono apparse in edifici che oggi costituiscono parte integrante dell'identità visiva dominicana.
Dai complessi culturali ai progetti turistici e agli edifici istituzionali, la sua architettura si è integrata nella vita quotidiana di intere generazioni.
Un'azienda presente nella trasformazione urbana
Laureato alla Cornell University negli Stati Uniti, Tony Caro è tornato nel paese per unirsi a una generazione di architetti che stavano iniziando a ridefinire il paesaggio urbano dominicano.
Fece parte dello studio Ingeniería y Arquitectura Dominicana (IA), in seguito noto come Caralva, con il quale partecipò a numerosi progetti pubblici e privati durante periodi di espansione economica e istituzionale.
Il suo nome è diventato legato a costruzioni quali Plaza de la Cultura, il Museo dell'Uomo Dominicano, gli edifici della Banca Centrale, lo Stadio Olimpico e altre strutture che hanno accompagnato la crescita urbana di Santo Domingo e di altre zone del paese.
Più che semplici edifici isolati, molte di queste opere rappresentavano una visione di modernità che cominciava a prendere forma nella Repubblica Dominicana.


L'uomo dietro Altos de Chavón
Tra tutti i progetti legati alla sua carriera, uno dei più riconosciuti a livello internazionale è stato Altos de Chavón.
Il complesso turistico e culturale sviluppato a La Romana, in collaborazione con l'architetto italiano Roberto Coppa, è diventato uno degli spazi più iconici dei Caraibi. Il suo progetto, ispirato a una villa mediterranea del XVI secolo, ha trasformato un'area rocciosa affacciata sul fiume Chavón in una delle destinazioni più visitate e fotografate del Paese.
Nel corso degli anni, Altos de Chavón ha cessato di essere un semplice progetto architettonico per diventare un simbolo turistico e culturale dominicano, sede di concerti, mostre e attività artistiche di portata internazionale.

Architettura, istruzione e paese
L'influenza di Tony Caro si estese anche alla formazione accademica. Fu uno dei principali promotori della Facoltà di Architettura presso l'Università Nazionale Pedro Henríquez Ureña (UNPHU) e ne divenne il primo rettore.
La sua partecipazione ha contribuito ad aprire spazi per l'insegnamento formale dell'architettura nel paese e per la formazione di nuove generazioni di professionisti legati alla progettazione urbana e all'edilizia.

Oltre all'architettura, ha avuto una presenza anche nel mondo degli affari come socio fondatore del Gruppo BHD, ampliando così una carriera che andava ben oltre la progettazione edilizia.
Un'eredità che resta in piedi
La scomparsa di Tony Caro ha suscitato reazioni nei campi dell'architettura, della cultura e dell'urbanistica. Tuttavia, al di là degli omaggi, la sua eredità rimane visibile negli spazi che continuano a far parte della vita quotidiana di migliaia di dominicani.
Perché, sebbene molti non abbiano mai sentito il suo nome, gran parte del paese ha camminato, studiato, lavorato o vissuto in luoghi in cui si rifletteva la sua visione architettonica.
Ed è proprio lì che la sua storia rimane.
Fonti consultate:
Fondazione Caro Álvarez,
Listín Diario,
Diario Libre,
Anthony Caro.ong
Letture consigliate:



