L'urbanista avverte che la causa non è solo climatica, ma anche strutturale
SANTO DOMINGO. – L'architetto e urbanista Marcos Barinas ha rilasciato mercoledì una forte dichiarazione pubblica, attribuendo le ricorrenti inondazioni urbane non solo a fattori climatici, ma anche a decenni di decisioni strutturali in materia di pianificazione urbana.
Lo specialista ha pubblicato un lungo thread sul suo account X (precedentemente Twitter), nel bel mezzo di un'ondata di piogge intense che ha colpito diverse province del Paese, in particolare la Grande Santo Domingo, dove i rapporti ufficiali indicano fino a 400 mm di pioggia.
Questa tempesta è associata a una depressione in quota e ha causato gravi inondazioni nella capitale e in altre zone, con accumuli che, secondo le prime stime, superano i livelli registrati nel novembre 2022.
Nella serie di pubblicazioni, Barinas sostiene che “Santo Domingo non si allaga perché piove molto; si allaga perché l'abbiamo asfaltata come se la natura non esistesse”.
I cosmetici urbani hanno avuto la meglio sulle infrastrutture vitali
Nella sua analisi, il rapporto rileva che la città presenta condizioni geomorfologiche favorevoli, come terreni porosi e una conformazione terrazzata affacciata sul mare, che storicamente facilitavano l'infiltrazione naturale dell'acqua. Tuttavia, avverte che l'estesa impermeabilizzazione del suolo ha eliminato questa capacità, rendendo l'area incapace di assorbire forti precipitazioni.
Il professionista mette in discussione l'approccio prevalente all'esecuzione delle opere pubbliche, indicando che il drenaggio delle acque piovane è stato messo in secondo piano a favore di progetti con maggiore visibilità politica.
"Abbiamo preferito l'estetica urbana alle infrastrutture vitali", afferma, criticando al contempo la natura proselitistica di molti interventi governativi che, a suo dire, sono orientati alla redditività elettorale a breve termine piuttosto che a soluzioni strutturali sostenibili.
Barinas sottolinea che il problema del drenaggio non può essere affrontato unicamente attraverso "interventi di ingegneria tradizionale", come l'installazione di tubature, ma richiede una visione complessiva della pianificazione urbana che includa il recupero degli spazi verdi, la conservazione dei terreni permeabili e l'integrazione di soluzioni basate sulla natura.
Il costo dei disastri naturali
Il documento mette inoltre in guardia contro il rinvio di progetti di lunga data, alcuni dei quali concepiti addirittura nel 1969, la cui attuazione è stata sistematicamente posticipata. A suo avviso, questa mancanza di continuità è dovuta in gran parte ai cicli politici quadriennali, incompatibili con i progetti infrastrutturali che richiedono da uno a due decenni per la loro elaborazione e il loro consolidamento.
L'urbanista affronta anche la questione dell'elevato costo delle opere di drenaggio, osservando che, sebbene questi investimenti siano significativi, l'impatto economico cumulativo delle inondazioni in termini di danni alle proprietà, effetti sulla salute pubblica e perdite di produttività è maggiore.
"Ciò che non viene investito nella pianificazione e in infrastrutture adeguate viene speso in modo moltiplicato in caso di calamità", sottolinea.
Critiche all'espansione edilizia incontrollata
Infine, Barinas auspica una revisione del modello di sviluppo urbano della Grande Santo Domingo, mettendo in discussione l'espansione incontrollata degli edifici senza un'adeguata integrazione dei meccanismi di infiltrazione nel terreno.
"Ogni volta che approviamo la costruzione di una torre senza richiedere soluzioni per le infiltrazioni, stiamo di fatto trasferendo il problema alle zone sottostanti", avverte.
Lo specialista conclude che la soluzione al problema delle inondazioni risiede, fondamentalmente, in una maggiore volontà politica e in una trasformazione dell'approccio alla gestione urbana.
“Una città vivibile non si costruisce solo in altezza; la sua vivibilità è garantita fin dalle fondamenta. Senza un sistema di drenaggio, non esiste una vera pianificazione urbanistica”, sottolinea.
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