HomeInmo-globalIl petrolio si aggira intorno ai 90 dollari al barile mentre aumentano le tensioni tra gli Stati Uniti...

Il prezzo del petrolio si aggira intorno ai 90 dollari al barile, mentre aumentano le tensioni tra Stati Uniti e Iran

SANTO DOMINGO – Il mercato petrolifero è nuovamente entrato in stato di allerta. Dopo diverse settimane di calma, l'intensificarsi delle operazioni militari tra Stati Uniti e Iran ha riacceso i timori di interruzioni nell'approvvigionamento globale di petrolio greggio, riportando lo Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti al mondo, al centro delle preoccupazioni di investitori, compagnie di navigazione e governi.

Secondo quanto riportato dal quotidiano El Nacional, l'escalation del conflitto ha provocato forti oscillazioni nei prezzi internazionali del petrolio e mantiene i mercati in allerta per eventuali nuove interruzioni del traffico marittimo nel Golfo Persico.

Lunedì il mercato ha mostrato segnali contrastanti. Dopo tre giorni consecutivi di forti rialzi, il prezzo del petrolio Brent è leggermente sceso a 90 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) si è attestato intorno ai 79,40 dollari, dopo che entrambi i benchmark avevano raggiunto i massimi di quasi un mese all'inizio della settimana, secondo Yahoo Finance, che cita dati di Investing.com.

Tuttavia, questa moderazione non riflette una diminuzione del rischio. Gli operatori continuano a valutare l'impatto che un conflitto prolungato avrebbe sull'approvvigionamento energetico globale.

Hormuz torna a essere il punto nevralgico

La principale fonte di preoccupazione rimane lo Stretto di Hormuz, un corridoio marittimo attraverso il quale transita normalmente circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto commercializzati a livello mondiale, secondo TradingView.

L'incertezza è aumentata in seguito ai nuovi attacchi statunitensi contro installazioni militari iraniane e alla risposta di Teheran, che ha messo in guardia da possibili ulteriori interruzioni alle esportazioni energetiche della regione.

Secondo PrecioPetroleo.Net, il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz è diminuito nuovamente lunedì. I dati della società di intelligence marittima Kpler mostrano che solo nove petroliere hanno attraversato lo stretto mercoledì, rispetto alle tredici del giorno precedente, a testimonianza della crescente preoccupazione tra le compagnie di navigazione.

La pubblicazione include anche avvertimenti da parte degli operatori di mercato, i quali ritengono che un conflitto prolungato potrebbe causare problemi di approvvigionamento se la navigazione lungo questa rotta strategica dovesse continuare a essere limitata.

Il mercato sta nuovamente incorporando un “premio di rischio”

Il conflitto ha costretto gli investitori a reintrodurre un premio di rischio geopolitico nel prezzo del petrolio greggio.

Secondo EuroNews, oltre agli attacchi militari, il mercato sta valutando la possibilità di ritardi nella produzione regionale, danni alle infrastrutture energetiche e maggiori difficoltà per il trasporto marittimo, fattori che stanno esercitando una pressione al rialzo sui prezzi.

Gli analisti della banca ING, citati da Yahoo Finance, hanno avvertito che le preoccupazioni sono in aumento perché le potenziali interruzioni delle forniture coincidono con una riduzione delle scorte globali registrata durante il secondo trimestre dell'anno.

Inoltre, il rilascio delle riserve strategiche di petrolio utilizzate negli ultimi mesi per stabilizzare il mercato terminerà a breve, riducendo il margine di manovra per un potenziale shock dell'offerta.

Le previsioni continuano a indicare volatilità

Secondo gli analisti di Jefferies, citati da Yahoo Finance, l'attuale fase di tensione potrebbe durare diverse settimane, anche se non dovesse sfociare in una guerra aperta su vasta scala.

Secondo la loro valutazione, le restrizioni al transito attraverso lo Stretto di Hormuz potrebbero rimanere in vigore, mantenendo la pressione sui prezzi internazionali del petrolio.

Analogamente, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha avvertito, come riportato da Infobae, che anche se il trasporto marittimo dovesse tornare completamente alla normalità, ci vorrebbero dai due ai tre mesi prima che il flusso globale di petrolio ritorni ai livelli pre-pandemia. L'organizzazione ha inoltre messo in guardia dal rischio di perdite permanenti di produzione in alcuni giacimenti qualora le interruzioni dovessero persistere.

Un impatto che trascende il settore energetico

Sebbene l'andamento del petrolio sia solitamente associato esclusivamente al mercato dei carburanti, la sua evoluzione ha ripercussioni su molteplici attività economiche.

L'aumento del prezzo del petrolio greggio fa lievitare i costi dei trasporti marittimi, terrestri e aerei; esercita pressione sui prezzi delle materie prime derivate dal petrolio e può ripercuotersi sul costo dei beni industriali, degli alimenti e dei materiali da costruzione.

Letture consigliate: 

Scopri in anteprima le notizie più esclusive

spot_img
Luisa Saldaña
Luisa Saldaña
Giornalista con esperienza nei media digitali e cartacei. Studente di giurisprudenza con interesse per lo sviluppo economico e le problematiche che collegano impresa, città e società. Per me, scrivere è un modo per indagare e comprendere il mondo che ci circonda.
Articoli correlati
Pubblicità Banner Coral Golf Resort SIMA 2025
Pubblicità spot_img
Pubblicitàspot_img