SANTO DOMINGO – Per oltre trent'anni, la Legge 16-95 sugli investimenti esteri è stata la principale normativa a regolamentare l'afflusso di capitali internazionali nella Repubblica Dominicana. Creata nel 1995, la legge nacque in un momento in cui il Paese aveva bisogno di aprire la propria economia, attrarre investitori e posizionarsi come destinazione attraente per il turismo, l'industria e lo sviluppo privato.
Tuttavia, il Senato della Repubblica ha ora approvato in prima lettura un nuovo disegno di legge per la promozione degli investimenti che potrebbe cambiare significativamente la logica su cui si basa attualmente il sistema di investimenti dominicano.
La differenza principale non risiede solo nell'attrarre maggiori capitali, ma anche nel modo in cui lo Stato intende organizzare, supervisionare e condizionare tali investimenti all'interno del territorio nazionale.
La legge 16-95 è stata concepita per aprire il mercato
L'attuale legislazione è stata creata seguendo un approccio relativamente semplice: consentire l'ingresso di investimenti stranieri con il minor numero possibile di restrizioni.
La legge garantiva:
- parità di trattamento tra investitori nazionali e stranieri;
- libertà di investire in quasi tutti i settori;
- diritto di trasferire capitali e profitti all'estero;
- registrazione degli investimenti presso lo Stato;
- Tutela legale per i capitali stranieri.
In altre parole, la legge 16-95 ha funzionato principalmente come strumento di liberalizzazione economica.
E in larga misura, ha raggiunto il suo obiettivo.
Decenni dopo, la Repubblica Dominicana è diventata uno dei mercati turistici e immobiliari a più rapida crescita nei Caraibi, trainata proprio dagli investimenti stranieri in hotel, resort, complessi residenziali e grandi progetti urbani.
Ma il paese del 1995 non è più lo stesso.
Il nuovo progetto cambia la filosofia del diritto
Ciò che il Senato sta proponendo ora non sembra essere una semplice modifica tecnica della Legge 16-95, bensì una trasformazione dell'intero approccio alla politica degli investimenti.
Il nuovo quadro di riferimento non considera più gli investimenti esclusivamente come capitali che devono entrare nel paese, ma comincia a trattarli come un'attività che deve anche essere in linea con gli obiettivi statali, ambientali e normativi.
È lì che risiede il cambiamento più profondo.
L'iniziativa non si riferisce più esclusivamente agli investimenti esteri, ma agli investimenti nazionali ed esteri nell'ambito dello stesso sistema normativo.
Ciò implica che lo Stato mira ad avere una legislazione più completa, in grado di stabilire non solo i diritti degli investitori, ma anche gli obblighi e le condizioni relative alle modalità di sviluppo degli investimenti.
La componente ambientale diventa il punto focale
Uno dei cambiamenti più significativi del progetto è l'integrazione formale della questione ambientale nel quadro degli investimenti.
Secondo il Senato, la proposta prevede che gli investimenti debbano essere conformi alle normative statali relative a:
- tutela dell'ambiente;
- gestione delle risorse naturali;
- prevenzione degli impatti negativi;
- conformità alle strategie ambientali.
Questo punto segna un'importante differenza rispetto alla Legge 16-95, che si concentrava principalmente sulla facilitazione degli investimenti e non sul monitoraggio dei loro effetti ambientali o territoriali.
In pratica, ciò potrebbe avere un impatto diretto su settori quali:
- turismo;
- costruzione;
- sviluppi costieri;
- pianificazione urbanistica;
- progetti immobiliari su larga scala.
Soprattutto in un momento in cui la crescita accelerata del turismo e dei progetti residenziali ha generato dibattiti su sostenibilità, pressione urbana e uso del territorio.
Lo Stato cerca una maggiore capacità di regolamentazione
Un altro cambiamento importante è che il nuovo progetto sembra rafforzare il ruolo dello Stato all'interno della dinamica degli investimenti.
La legge 16-95 rifletteva una visione più liberale, il cui obiettivo principale era eliminare gli ostacoli all'attrazione di capitali stranieri.
Il nuovo quadro di riferimento propone ora un modello in cui lo Stato non solo agevola gli investimenti, ma stabilisce anche le condizioni per la loro integrazione nello sviluppo nazionale.
Ciò si traduce in:
- maggiori controlli normativi;
- nuovi obblighi per gli investitori;
- vigilanza legata alle politiche pubbliche;
- allineamento con le strategie economiche e ambientali.
La proposta mantiene anche il principio di uguaglianza tra investitori nazionali e stranieri, ma introduce una terminologia più ampia relativa agli obblighi normativi e al rispetto delle normative statali.
Un tentativo di adattare la legge alla nuova economia dominicana
Il contesto di questa riforma risponde anche ai cambiamenti che l'economia dominicana ha subito negli ultimi decenni.
Quando la legge 16-95 fu approvata:
- I moderni trust immobiliari non esistevano;
- Il mercato degli affitti a breve termine era praticamente inesistente;
- Le partnership pubblico-private non avevano ancora il peso che hanno oggi;
- Lo sviluppo del turismo è stato molto minore;
- Il Paese non era in competizione per gli investimenti in logistica o nearshoring.
Mentre la legge 16-95 si concentrava principalmente sulla regolamentazione e la facilitazione degli investimenti esteri, il nuovo disegno di legge incorpora ulteriori elementi relativi alla regolamentazione ambientale, agli obblighi degli investitori e a un quadro normativo applicabile sia ai capitali nazionali che a quelli internazionali.
L'iniziativa è stata approvata in prima lettura dal Senato della Repubblica e deve ancora proseguire l'iter legislativo prima di diventare legge.
Letture consigliate:
- Dove, da dove e quali informazioni cercano gli investitori stranieri?
- Legge 158-01: La guida sul CONFOTUR nella Repubblica Dominicana che gli investitori dovrebbero consultare
- Secondo uno studio, la Spagna dovrebbe diventare il principale investitore straniero nella Repubblica Dominicana entro il 2025, superando gli Stati Uniti




