La recente sentenza del Tribunale Amministrativo Superiore (TSA) che ordina la modifica dei confini del Parco Nazionale di Jaragua continua a suscitare reazioni negli ambienti ambientalisti e giuridici. L'ex Ministro dell'Ambiente Francisco Domínguez Brito ha espresso il suo dissenso, considerandola un grave rischio per la tutela del patrimonio naturale e potenzialmente un precedente per altre aree protette del Paese.
La sentenza, contro la quale il governo dominicano ha già presentato ricorso, ordina una revisione dei confini del parco, una misura che ha acceso il dibattito sulla sicurezza giuridica dei territori sottoposti a tutela ambientale. Jaragua fa parte del Sistema Nazionale delle Aree Protette ed è riconosciuta per il suo valore ecologico, in quanto ospita ecosistemi costieri, foreste secche e una vasta gamma di biodiversità.
“Un precedente che mette a repentaglio tutte le aree protette”
Domínguez Brito ha dichiarato che la decisione ha suscitato scalpore a causa delle sue potenziali implicazioni che vanno oltre il parco stesso. "Siamo scioccati da questa decisione, non solo perché riguarda il Parco Nazionale di Jaragua, ma anche per il precedente che crea", ha osservato, avvertendo che questo tipo di sentenza potrebbe riaprire la strada a precedenti tentativi di appropriazione illegale di terreni all'interno di aree protette.
L'ex funzionario ha definito la sentenza sconsiderata e ha sostenuto che, a suo parere, viola il quadro costituzionale. Ha spiegato che la Costituzione stabilisce che l'unico modo per ridurre un'area protetta è attraverso l'approvazione dei due terzi del Congresso e, pertanto, ha indicato, non è opportuno che decreti o decisioni giudiziarie modifichino tali confini.
Appello all'allerta istituzionale
Domínguez Brito ha avvertito che il provvedimento potrebbe indebolire l'integrità del Sistema Nazionale delle Aree Protette ed esporre gli ecosistemi strategici a pressioni economiche e private. In questo contesto, ha ritenuto che la situazione imponga alle autorità di rimanere vigili e di agire nell'ambito delle rispettive competenze per prevenire conseguenze di più ampia portata.
“Questo mette a repentaglio tutte le altre aree protette. Costringe le autorità a emettere un allarme generale”, ha dichiarato l’ex ministro, esortando il Presidente della Repubblica a intervenire e ad attivare gli enti statali per rispondere allo scenario giuridico aperto dalla sentenza.
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