Tre mesi di lamentele da parte del settore si scontrano con un protocollo che non garantisce una data di pagamento e, per di più, addebita loro il costo della rinuncia agli interessi accumulati per anni di arretrati
SANTO DOMINGO. – Ottantacinque giorni separano la promulgazione della Legge 16-26, il 1° maggio, dall'approvazione del protocollo che avrebbe dovuto attuarla, il 7 luglio, e in questo lasso di tempo il settore edile ha documentato con nomi e cifre il costo dell'attesa.
L'ingegnere Manuel Inoa aveva avvertito, appena venti giorni dopo l'entrata in vigore della legge, che almeno 18 professionisti legati a richieste di pagamento per lavori pubblici erano deceduti negli ultimi anni senza aver visto saldato il proprio debito, e il protocollo, già approvato, risponde a tale urgenza con un documento tecnico che non affronta la questione più importante per un appaltatore: quando verrà pagato?.
Secondo il protocollo, una volta accettata e convalidata la documentazione relativa a un caso, il pagamento procederà "a condizione che sussistano le condizioni di bilancio". Se il Ministero delle Finanze e dell'Economia non è in grado di coprire l'importo nell'esercizio finanziario in corso, l'obbligazione riconosciuta viene semplicemente riportata al successivo Bilancio Generale dello Stato.
Per un appaltatore che ha già atteso una, due o tre diverse amministrazioni, la convalida della sua pratica non equivale ancora a una data di pagamento.
Ad accrescere questa incertezza si aggiunge un costo supplementare che il protocollo chiarisce: prima di ricevere anche un solo peso, il beneficiario deve firmare un documento di liberatoria e transazione irrevocabile, con il quale rinuncia espressamente al diritto di richiedere interessi, penali, danni, costi o commissioni derivanti dal ritardo accumulato.
In altre parole, l'appaltatore che verrà pagato dopo un decennio di attesa riceverà l'importo originario del progetto, senza alcun compenso per il tempo impiegato o per i danni finanziari causati dall'attesa.
Un reclamo precedente
Il Comitato Istituzionale Codiano (CIC), che riunisce gran parte dei ricorrenti, aveva avvertito già da giugno che la rapidità con cui il Congresso aveva approvato la legge contrastava con la lentezza della sua attuazione.
Il coordinatore generale del CIC, l'architetto Emiliano Familia, sottolineò all'epoca che erano trascorsi 48 giorni dall'entrata in vigore della Legge 16-26 senza che fosse stato nemmeno annunciato l'insediamento della commissione incaricata della sua attuazione.
La denuncia insisteva su un punto che il protocollo, mesi dopo, risolve solo parzialmente: la priorità per le pratiche dei contraenti anziani, di coloro che hanno problemi di salute o il cui patrimonio familiare è compromesso dall'attesa.
Il protocollo prevede un meccanismo di supervisione, fornito dal Dominican College of Engineers, Architects and Surveyors (CODIA) e dalla National Association of Asphalt Producers (ANPRAS), con pieno accesso alle informazioni prodotte dalla commissione.
Ma pochi giorni prima che il documento venisse reso pubblico, la stessa CIC aveva richiesto l'inserimento di un maggior numero di osservatori nel processo, una richiesta che suggerisce come, per il settore, la supervisione prevista non sia ancora sufficiente a creare quel clima di fiducia necessario al funzionamento della legge.
La questione rimane irrisolta
Il protocollo non risolve nemmeno le controversie che hanno accompagnato la legge sin da quando era un disegno di legge al Congresso. Il deputato Danilo Díaz, del Partito della Liberazione Dominicana, si è chiesto a maggio perché la legislazione, originariamente concepita per fornire sostegno a piccoli ingegneri e fornitori, abbia finito per includere anche grandi imprese di costruzione, il che a suo avviso ha sminuito il carattere sociale dell'iniziativa: "Quando si vedono grandi aziende, si squalifica il carattere sociale che questo progetto aveva", ha affermato all'epoca.
L'elenco degli 856 appaltatori beneficiari attualmente gestito dalla commissione non distingue, almeno pubblicamente, tra il piccolo fornitore che spera di saldare un debito personale e l'azienda che ha la capacità di assorbire il ritardo.
Lo stesso Ministro delle Finanze e dell'Economia, Magín Díaz, aveva tentato di limitare la portata della legge settimane prima dell'approvazione del protocollo, specificando che essa non si applica ai lavori eseguiti senza alcun tipo di contratto, bensì a quelli la cui documentazione di supporto è andata perduta o non è mai esistita per ragioni cronologiche, dato che gli attuali rigorosi standard del Controllore Generale della Repubblica non erano in vigore dieci o quindici anni fa.
Tale chiarimento, tuttavia, non viene sviluppato con lo stesso dettaglio nel protocollo definitivamente approvato, che lascia la valutazione caso per caso alla commissione.
Ora che il protocollo è stato approvato, il conto alla rovescia ricomincia per un settore che, in quasi tre mesi, ha imparato che la velocità con cui vengono approvate le leggi non si traduce sempre nella velocità con cui vengono effettuati i pagamenti.
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