La Corte costituzionale ha ordinato a un'associazione di quartiere di cessare l'uso di droni e telecamere puntate all'interno delle abitazioni, in una decisione che va ad arricchire un criterio che la Corte sta elaborando dal 2022
SANTO DOMINGO. – La Corte Costituzionale (TC), con la sentenza TC/0684/26 del 27 luglio 2026, ha ordinato all'Associazione di Quartiere del Complesso Residenziale Estrella Marina, a La Romana, di astenersi dall'installare telecamere e utilizzare droni che violino il diritto alla privacy e alla vita privata dei proprietari, pur non escludendo l'utilizzo di sistemi di sicurezza in un complesso residenziale.
Il caso ha avuto origine da una denuncia presentata da un gruppo di residenti, i quali sostenevano che l'ente gestore avesse installato un centro di monitoraggio con telecamere audio e video, nonché droni, al fine di sorvegliare l'interno delle abitazioni.
La Corte costituzionale ha inoltre richiamato la sua sentenza TC/0225/25 per ribadire la tutela del buon nome, inteso come la reputazione o l'opinione che gli altri hanno di una persona, contro il danno che può derivare da espressioni offensive o informazioni tendenziose.
Per le associazioni di quartiere, i consorzi e le società di gestione immobiliare, la linea tracciata dalla corte è chiara: la sicurezza perimetrale e il controllo degli accessi, con l'approvazione dei proprietari, hanno fondamento costituzionale; il monitoraggio che si intromette nella vita privata dei residenti, sia con telecamere puntate sulle case che con droni che sorvolano le proprietà, non lo ha.
La Corte costituzionale ha ricordato che il potere degli amministratori di edifici residenziali o unità abitative di installare telecamere di sicurezza nelle aree o negli spazi comuni è ammissibile, a condizione che ciò avvenga con l'approvazione dei proprietari e non costituisca un'intrusione nella sfera privata dei residenti.
Questo criterio non ha avuto origine nel caso Estrella Marina, poiché nella sua sentenza TC/0094/22, il Tribunale di primo grado ha stabilito un precedente analizzando l'installazione di tre telecamere di sicurezza all'ingresso di un'abitazione all'interno di un complesso residenziale e, in tale sentenza, ha determinato che le telecamere puntate sulla porta di una proprietaria andavano oltre l'obiettivo di garantire la sicurezza e, pertanto, ledevano la sua privacy e intimità, lasciandola esposta ogni volta che entrava, usciva o riceveva visite.
La sentenza TC/0684/26 estende tale criterio dall'ambito di un conflitto tra vicini a quello di un consiglio di amministrazione che gestisce un intero complesso residenziale.
Il tribunale ha concluso che l'uso di telecamere e droni a scopo di sorveglianza nei confronti dei residenti costituisce un'indebita interferenza nella sfera privata dei proprietari e viola i loro diritti alla privacy, all'onore e alla reputazione.
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