Quando una città viene progettata senza tenere conto del comfort, il benessere cessa di essere una scelta individuale e diventa una limitazione strutturale. In tale contesto, dormire bene dipende non solo dalle abitudini, ma anche dalle condizioni fisiche che l'architettura e la pianificazione urbanistica consentono o negano.
SANTO DOMINGO – Nella Repubblica Dominicana, il benessere non è mai stato una categoria esplicitamente considerata nel discorso architettonico. Tuttavia, le variabili che oggi definiscono quella che viene chiamata "architettura del riposo" – ventilazione, ombreggiatura e termoregolazione – sono state storicamente presenti come risposta al clima.
La differenza sta nel fatto che questa conoscenza non è stata tradotta in un quadro concettuale o in standard verificabili.
Se il sonno è fondamentale per la salute, allora lo spazio che lo ospita – la casa, l'edificio, la città – fa parte di questa stessa infrastruttura. Progettare senza tenere conto del riposo non è solo un errore tecnico; è un'omissione che incide direttamente sul benessere umano.
Ed è importante perché il riposo non è un lusso o uno stato soggettivo; è una funzione biologica che dipende dall'ambiente fisico. Quando l'architettura e la città non creano condizioni adeguate, l'impatto non si limita al disagio; si traduce in declino cognitivo, stress cronico e ridotta capacità di recupero fisico.
Il neuroscienziato Matthew Walker, professore all'Università della California, lo riassume chiaramente nel suo libro Perché dormiamo: "Il sonno è il sistema di supporto vitale più efficace che possediamo".
Walker documenta che la qualità del sonno ha un impatto diretto sulla memoria e sull'apprendimento, sulla regolazione emotiva, sul sistema immunitario e sul rischio di malattie cardiovascolari. Quando queste evidenze vengono messe a confronto con l'ambiente costruito, la conclusione è che qualsiasi difetto nella progettazione degli spazi che influisca sul sonno rappresenta, in pratica, un fallimento per la salute pubblica.
È qui che l'architettura cessa di essere una mera questione estetica. Temperatura della camera da letto, livelli di rumore, ventilazione ed esposizione alla luce artificiale non sono dettagli; sono variabili che possono migliorare o peggiorare questo "sistema di supporto vitale".
Nelle aree urbane
L'architetto Omar Rancier è stato uno dei pochi ad affrontare la questione da una prospettiva strutturale in vari contesti, tra cui articoli, interviste e partecipazione a dibattiti, avvertendo che la crescita urbana dominicana manca di una visione complessiva, poiché è guidata principalmente da interessi economici piuttosto che da condizioni di vivibilità.
Rancier afferma che tale omissione, che comprende variabili quali drenaggio, servizi e pianificazione territoriale, ha un impatto diretto sulla qualità della vita e, per estensione, sulla possibilità stessa di riposo, e ha messo in discussione la riproduzione di modelli costruttivi estranei al contesto climatico locale, avvertendo del loro impatto sul consumo energetico e sull'abitabilità.
«Non possiamo continuare a costruire edifici che consumano grandi quantità di energia solo per apparire moderni», ha affermato l'urbanista in un'intervista, e sebbene non utilizzi il termine benessere, il suo approccio indica chiaramente le condizioni che lo rendono possibile: comfort termico, efficienza passiva e qualità dello spazio abitativo.
Lo spazio come modo di abitare
Da una prospettiva culturale, l'architetto e storico Gustavo Luis Moré ha sviluppato una linea di pensiero sull'architettura come esperienza. Nel suo lavoro editoriale alla guida della rivista Archivos de Arquitectura Antillana, soprattutto nelle edizioni dell'ultimo decennio, ha sostenuto che lo spazio costruito non si limita alla sua funzione, ma plasma piuttosto un modo di vivere e di percepire l'ambiente.
Sebbene si tratti di una linea teorica dispersa in numerosi saggi ed editoriali, il suo contributo è fondamentale: introduce la dimensione sensoriale dell'abitare come parte integrante dell'analisi architettonica nei Caraibi.
Il comfort come costrutto spaziale
Nel campo dell'interior design, Teófilo Cruz ha posto l'accento sulla creazione di ambienti confortevoli. In interviste e profili pubblicati su riviste specializzate come Dominican Interior Designers negli anni 2010, il suo lavoro viene descritto come caratterizzato da spazi caldi e ariosi, adattati al contesto tropicale.
Sebbene l'approccio sia più orientato al design che alla teoria, il risultato è coerente con i principi contemporanei di benessere: riduzione degli stimoli, controllo termico e materialità che promuova la permanenza.
Una tradizione climatica senza formalizzazione
Il caso di Miguel Vila Luna dimostra che questo rapporto tra architettura e comfort non è una novità. Il suo lavoro, sviluppato a metà del XX secolo, integrava l'ambiente circostante come risposta diretta al clima, privilegiando la ventilazione naturale, l'ombra e l'apertura verso il paesaggio.
Questo approccio, documentato nelle fonti storiche dell'architettura dominicana e nelle biografie, rimane attuale in gran parte dell'architettura turistica contemporanea, dove le condizioni ambientali continuano a essere un fattore determinante nella progettazione.
Tra pratica e assenza di sistema
Il punto cruciale è che, a differenza degli standard internazionali come il WELL Building Standard, che traducono il benessere in parametri misurabili, l'architettura dominicana opera senza protocolli definiti in questo ambito.
Le soluzioni esistono, ma si presentano in modo frammentario. La ventilazione incrociata, il controllo solare e il rapporto con l'ambiente circostante sono decisioni che dipendono più dal giudizio del progettista che da requisiti normativi o di mercato.
Più che una mancanza di conoscenza, ciò che il paesaggio locale rivela è una mancanza di traduzione. L'architettura dominicana, da decenni, produce spazi capaci di adattarsi al clima e di promuovere il comfort.
Ma questa conoscenza, maturata attraverso la pratica, non è stata sistematizzata nell'ambito di un programma di benessere e, in un contesto in cui il riposo diventa una risorsa scarsa, questa omissione cessa di essere teorica e si trasforma in un debito concreto di progettazione nei confronti della vita quotidiana.
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