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L'anno in cui il sargasso ha battuto ogni record e ha costretto l'ONU a reagire

La risoluzione delle Nazioni Unite giunge dopo l'anno in cui è stato registrato il volume più alto di alghe sargasso mai rilevato da quando sono iniziate le misurazioni scientifiche sistematiche.

SANTO DOMINGO. – Da aprile a ottobre 2025, i Caraibi hanno dovuto affrontare il più grande accumulo di sargasso mai registrato nella regione e, grazie a un'iniziativa della Repubblica DominicanaAssemblea delle Nazioni Unite per l'ambiente risoluzione specifica per affrontare la massiccia proliferazione di questa macroalga.

Per la Repubblica Dominicana e i paesi della regione la cui economia si basa sul turismo, la sfida è quantificare i danni, sfruttare il sostegno internazionale e prepararsi a un problema che non è più eccezionale.

Nel 2025, le alghe sargasso hanno cessato di essere un fenomeno stagionale, diventando un segnale di allarme regionale con impatto globale.

Un record storico nel cuore dei Caraibi

Secondo i dati del laboratorio oceanografico dell'Università della Florida del Sud (USF), che monitora la cosiddetta Grande Fascia di Sargassi dell'Atlantico utilizzando immagini satellitari, oltre 37 milioni di tonnellate di sargassi galleggianti nell'Atlantico tropicale, nel Mar dei Caraibi e nel Golfo del Messico.

Si tratta del livello più alto mai registrato dal 2011, anno in cui sono iniziate le rilevazioni moderne. La fascia di alghe sargasso, che si estende per migliaia di chilometri dall'Africa ai Caraibi, ha raggiunto senza precedenti, con un impatto diretto sulle isole e sulle zone costiere della regione.

La Repubblica Dominicana non ha fatto eccezione. Diverse zone costiere hanno subito intense e ricorrenti inondazioni di alghe, costringendo hotel, comuni e autorità a mettere in atto continue operazioni di pulizia, con un costo approssimativo di 70.000 dollari al mese.

Il costo che nessuno ha segnalato

Nonostante la portata del fenomeno, non esiste ancora una stima ufficiale consolidata dell'impatto economico delle alghe sargasso nella Repubblica Dominicana nel 2025, e questa mancanza di informazioni contrasta con l'importanza strategica del turismo costiero per l'economia nazionale.

Le esperienze passate nei Caraibi offrono indizi preoccupanti. Negli anni di forte proliferazione, i paesi della regione hanno speso decine di milioni di dollari solo per la raccolta e lo smaltimento delle alghe sargasso, senza contare le perdite indirette come le cancellazioni, la riduzione dell'occupazione alberghiera o l'impatto sulla pesca.

Nel caso della Repubblica Dominicana, il contrasto è sorprendente: il 2025 è stato anche uno degli anni migliori per il turismo in termini di arrivi di visitatori.

Tuttavia, per l'analisi economica si pone una domanda scomoda: quanto sarebbero stati maggiori questi risultati senza l'impatto delle alghe sargasso sulle spiagge sfruttate dal turismo?

I costi di questo fenomeno non sempre compaiono nei bilanci ufficiali. Vengono diluiti tra spese operative aggiuntive, interventi comunali, lavori non registrati e danni alla reputazione difficili da quantificare, sebbene reali.

Oltre il turismo: salute ed ecosistemi

L'impatto delle alghe sargasso va ben oltre l'aspetto estetico delle spiagge. Decomponendosi, queste macroalghe rilasciano gas come acido solfidrico e ammoniaca, associati a problemi respiratori, mal di testa e impatti negativi sulle comunità costiere.

Dal punto di vista ambientale, l'accumulo massiccio riduce i livelli di ossigeno nell'acqua, danneggiando le barriere coralline, le praterie di posidonia e le zone di pesca artigianale. A lungo termine, questi effetti erodono le basi ecologiche che sostengono sia il turismo che la sicurezza alimentare nelle aree costiere.

Un punto di svolta

Assemblea delle Nazioni Unite per l'ambiente ha adottato la prima risoluzione globale sul sargasso, promossa dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Dominicana insieme ad altri paesi caraibici.

Il testo riconosce le alghe sargasso come un problema ambientale, economico e sociale di portata globale e incarica il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente di preparare relazioni tecniche, coordinare la ricerca scientifica e rafforzare la cooperazione internazionale.

La risoluzione apre le porte a finanziamenti, trasferimento tecnologico, sistemi di allerta precoce e migliori pratiche di gestione, elementi chiave per paesi altamente esposti come la Repubblica Dominicana.

La risposta internazionale arriverà in tempo?

L'aspetto più significativo è la tempistica: la risoluzione è stata approvata dopo l'anno più estremo mai registrato. Ciò ne rafforza l'urgenza, ma pone anche una sfida maggiore, poiché gli scienziati avvertono che l'aumento delle alghe sargasso è legato ai cambiamenti delle correnti oceaniche, all'aumento dei nutrienti e alla variabilità climatica.

In altre parole, i record del 2025 potrebbero non essere eccezionali, ma piuttosto parte di una nuova normalità.

Per la Repubblica Dominicana, le alghe sargasso non possono più essere considerate un'emergenza occasionale. Rappresentano un rischio strutturale che richiede dati economici precisi, una pianificazione interistituzionale e una strategia a lungo termine.

La risoluzione delle Nazioni Unite rappresenta un importante successo diplomatico. La sfida ora è tradurre questo sostegno internazionale in azioni concrete prima che il record del prossimo anno venga nuovamente battuto.

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Solangel Valdez
Solangel Valdez
Giornalista, fotografa e specialista in pubbliche relazioni. Aspirante scrittrice, lettrice, cuoca e viaggiatrice.
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