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Leonel lasciò a Ippolito un'eredità maledetta

Il punto di partenza per la politica dominicana in materia di edilizia sociale nel nuovo secolo è stato il paese ereditato da Hipólito Mejía: un'edilizia privata in forte espansione, un INVI (Istituto Nazionale per l'Edilizia Abitativa) attivo da quasi quarant'anni, un deficit irrisolto di 700.000 unità abitative e il progetto Invivienda, che era stato rimbalzato da un governo all'altro per 18 anni

SANTO DOMINGO. – Il 16 agosto 2000, Hipólito Mejía ha prestato giuramento come presidente della Repubblica Dominicana davanti al Congresso Nazionale, dopo una vittoria elettorale con oltre 1,4 milioni di voti contro i circa 785.000 ottenuti dal candidato del PLD, Danilo Medina.

Nel suo discorso inaugurale, che secondo una successiva analisi del sito web Acento aveva scarso contenuto tecnico, Mejía promise di governare "da una casa di vetro" e descrisse la povertà ereditata come un fardello che la provvidenza aveva posto sulle sue spalle.

Tre mesi dopo, nel suo discorso di rendicontazione dei cento giorni, pronunciato il 6 novembre 2000, formalizzò quella narrazione con un'espressione che sarebbe diventata ricorrente nella politica dominicana: la "maledetta eredità", con la quale attribuì al governo uscente la responsabilità di un deficit del settore pubblico pari a 7,246 miliardi di pesos tra gennaio e agosto di quell'anno.

Quel discorso sulla responsabilità non si è limitato alle cifre fiscali. Ha affermato di aver ereditato, seppur con meno enfasi retorica, anche il caso abitativo più vecchio e problematico dell'amministrazione pubblica dominicana: quello di Invivienda, un caso che ben quattro governi non sono riusciti a risolvere.

La Cenerentola dei governi

Il progetto Invivienda, avviato nel 1982 da Salvador Jorge Blanco con la promessa di costruire 25.000 case all'anno, una cifra che nessun governo dominicano ha mai raggiunto, aveva già 18 anni di storia quando Mejía assunse il potere.

Jorge Blanco non riuscì a completarlo tra il 1987 e il 1993; sotto Joaquín Balaguer furono consegnati solo 1.500 appartamenti, e Leonel Fernández, secondo gli archivi della stampa dell'epoca, ne consegnò altri 2.000 durante il suo governo, ma anche lui non ebbe abbastanza tempo per completare il progetto o per mantenere le promesse fatte a tutti gli acquirenti che avevano pagato le rate per anni.

Invivienda passò quindi, per la quarta volta consecutiva, nelle mani di una nuova amministrazione. Fu proprio il governo di Mejía a chiudere amministrativamente il programma, lasciando però incompiute 429 unità abitative, che nel frattempo erano già occupate in modo irregolare da famiglie che "non avevano altra alternativa".

Nel corso degli anni, il progetto si è guadagnato il soprannome di "Cenerentola dei governi" e, ancora nel 2016, un rapporto del Listín Diario documentava che quasi 35.000 famiglie continuavano a vivere in condizioni disumane all'interno di appartamenti INVI mai completati.

Questo filo conduttore, che attraversa quattro governi di diverso orientamento politico tra il 1982 e il 2000, illustra la natura del problema abitativo dominicano con maggiore precisione di qualsiasi discorso presidenziale: non è che ciascun governo non sia riuscito a elaborare una politica abitativa, bensì che nessun governo, nell'arco del proprio quadriennio costituzionale, sia riuscito a colmare le lacune lasciate aperte dal precedente.

Cosa è stato risolto e cosa è rimasto incompiuto

Non tutto il patrimonio immobiliare che Fernández consegnò a Mejía era incompiuto. Il progetto Los Barrancones, originariamente costruito per le vittime dell'uragano David nel 1979, era stato annunciato come prossimo al completamento nel discorso presidenziale del 1998.

I mega-progetti di ricostruzione successivi all'uragano Georges, in particolare El Tamarindo nella capitale, e gli interventi a San Juan de la Maguana e Bonao, si trovavano in diverse fasi di realizzazione al momento del cambio di governo, e i discorsi dell'epoca non specificavano con precisione il loro grado di completamento entro l'agosto del 2000.

Anche il programma di obbligazioni per l'edilizia abitativa, avviato da INVI e dalla Banca Nazionale per l'Edilizia Abitativa nel 1998 e nel 1999 come meccanismo di agevolazione pubblica ed esecuzione privata, non ha lasciato alcuna indicazione esplicita di continuità nella documentazione disponibile relativa al cambio di governo.

Il suo destino immediato sotto la nuova amministrazione non è chiaro dalle fonti consultate, sebbene il modello di base, ovvero la concessione di sussidi in base alla domanda anziché la costruzione diretta, sarebbe rimasto concettualmente in vigore fino alla sua formalizzazione nella Legge n. 189-11 del 2011, già sotto i governi successivi.

E al di là di tutte queste problematiche specifiche, rimaneva la cifra che nessun governo dell'epoca riuscì a modificare sostanzialmente: il deficit abitativo, stimato in oltre 700.000 unità abitative alla fine degli anni '90, e che avrebbe continuato a crescere con l'incremento naturale della popolazione e la formazione di nuove famiglie durante il quadriennio di Mejía e quelli successivi.

La risposta istituzionale di Mejía a questo quadro generale di povertà ereditata fu la creazione del Programma Nazionale di Lotta alla Povertà (PNLP), annunciato nello stesso discorso dei cento giorni di governo come parte di una strategia più ampia che combinava l'austerità nella spesa pubblica con un aumento del carico fiscale, al fine di finanziare sia la lotta alla povertà sia la sua seconda grande promessa elettorale, la lotta alla corruzione.

Il PNLP, nella sua concezione originaria, non era un programma specificamente abitativo, bensì un più ampio piano di investimenti sociali, il che suggerisce che, almeno nel discorso di apertura del nuovo governo, l'edilizia abitativa abbia perso l'importanza che aveva nei discorsi conclusivi di Fernández, per essere integrata in un'agenda sociale generica di lotta alla povertà.

Stesso libro, insegnanti diversi

Un'analisi pubblicata da Listín Diario nel 2021 riassumeva, nel suo titolo, la logica alla base di tutta questa serie: "ogni governo ha il suo manuale" per ridurre il deficit abitativo. Invivienda, Ciudad Juan Bosch, La Nueva Barquita, Las Caobas, il complesso residenziale militare Batalla La Estrelleta e Guaricano sono, secondo quell'analisi, solo alcuni dei progetti con cui i governi succedutisi, indipendentemente dal partito o dal decennio, hanno cercato di lasciare il proprio segno sul problema abitativo dominicano, generalmente senza ereditare o risolvere completamente quanto lasciato in eredità dall'amministrazione precedente.

La retorica dell'"eredità maledetta" con cui Hipólito Mejía ha inaugurato il suo governo in materia fiscale trova, in tal senso, un'eco quasi esatta nel settore immobiliare, sebbene senza la stessa enfasi retorica.

Mejía ha ereditato un Paese con un settore edile privato in piena espansione, un istituto per l'edilizia abitativa con quasi quarant'anni di continuità istituzionale, un deficit di 700.000 unità abitative non ancora completate e un progetto di punta, Invivienda, che era passato di governo in governo per 18 anni senza che nessuno di essi fosse riuscito a portarlo a termine.

Questo rappresenterebbe, in larga misura, il vero punto di partenza delle politiche abitative sociali dominicane nel nuovo secolo.

Fonti: discorsi di rendicontazione del Presidente Leonel Fernández dinanzi all'Assemblea Nazionale (27 febbraio 1998, 1999 e 2000), pubblicati in La modernizzazione della Repubblica Dominicana: Memorie di un'amministrazione 1996-2000; discorso inaugurale e relazione di rendicontazione dei primi cento giorni del Presidente Hipólito Mejía; Listín Diario, “Ogni governo ha il suo ‘libretto’ per ridurre il deficit abitativo” (5 febbraio 2021); El Inmobiliario, serie Storia dell'edilizia sociale nella Repubblica Dominicana, capitolo sul governo di Salvador Jorge Blanco.

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Solangel Valdez
Solangel Valdez
Giornalista, fotografa e specialista in pubbliche relazioni. Aspirante scrittrice, lettrice, cuoca e viaggiatrice.
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