Intorno al 1820, l'ingegnere scozzese John Loudon MacAdam sviluppò strade con tre strati di ghiaia, compattata da un rullo e leggermente rialzata da terra per facilitare il drenaggio. Il macadam, come venne poi chiamato, fu ampiamente utilizzato in Europa e negli Stati Uniti.
Le strade, che collegano quasi ogni città e paese del mondo, sono ormai parte integrante della vita quotidiana. Sono il risultato di un imponente sforzo collettivo e di un'evoluzione storica in cui le esigenze di mobilità hanno portato a successive innovazioni tecniche.
In Mesopotamia furono costruite strade e i Cartaginesi si dotarono di una rete stradale, ma furono i Romani a costruire la prima grande rete – oltre 100.000 chilometri di strade –: essa collegava l'intero Impero per facilitare i movimenti militari e favorire gli scambi.
Costruite con una tecnica straordinaria – molteplici strati di pietra e ghiaia in una profonda trincea, pavimentati con lastre di pietra e dotati di un sistema di drenaggio – le strade romane hanno goduto di una grande longevità. Alcune strade moderne ne riprendono ancora il tracciato originale.
Nel Medioevo non si registrarono progressi significativi, periodo in cui scomparvero le attività imperiali. L'intensificarsi dei rapporti commerciali nell'Età Moderna richiese miglioramenti alle strade. Le nuove tecniche risalgono al XVIII secolo: si utilizzavano pietre e ghiaia compattate.
Intorno al 1820, l'ingegnere scozzese John Loudon MacAdam sviluppò strade con tre strati di ghiaia, compattata da un rullo e leggermente rialzata da terra per facilitare il drenaggio. Il macadam, come venne chiamato, fu ampiamente utilizzato in Europa e negli Stati Uniti. Richiedeva una manutenzione costante, poiché la sua durata era limitata, sebbene intorno al 1848 si iniziò a utilizzare il catrame per migliorarne la resistenza.
Concepito per veicoli a trazione animale, il macadam divenne obsoleto con la diffusione dell'automobile a partire dal 1900. Sollevava molta polvere e le alte velocità causavano il deterioramento del manto stradale. Era quindi necessario un cambiamento. Sebbene inizialmente si utilizzasse il catrame, altri materiali finirono per affermarsi: superfici rigide in cemento, come nelle autostrade tedesche, o pavimentazioni flessibili con una base granulare e strati di asfalto, la tecnica che divenne la più diffusa.
L'asfalto si trova in natura ed è stato utilizzato fin dall'antichità per impermeabilizzare serbatoi d'acqua o sigillare le navi. Quando iniziò ad essere impiegato nella costruzione di strade, si cominciò anche a produrlo a partire da petrolio raffinato: entro il 1907, la produzione di questo tipo di asfalto superò quella dell'asfalto naturale. Anche la progettazione stradale cambiò, con autostrade progettate per i veicoli a motore, caratterizzate da curve meno strette e pendenze meno ripide.
Il processo fu rapido in Gran Bretagna e in altri paesi europei avanzati, così come negli Stati Uniti. In Spagna, con uno sviluppo più lento dei veicoli a motore – 4.000 automobili nel 1910, 32.000 nel 1920 – questa esigenza si fece sentire negli anni '20.
Nel 1926 fu istituito il National Special Pavement Circuit per rinnovare le strade principali. La Grande Depressione del 1929, la guerra e la stagnazione del dopoguerra ritardarono la modernizzazione delle autostrade, che riprese slancio a partire dagli anni '50.
Questo non accadde solo in Spagna. Durante la seconda metà del XX secolo, in tutto il mondo si è costruita una vasta rete stradale (attualmente più di 33 milioni di chilometri), grazie alla diffusione dell'automobile e del trasporto merci su camion.
Permettono lunghi viaggi senza intoppi e l'accesso a ogni genere di luogo, superando le distanze fisiche e le difficoltà di comunicazione tipiche di altri periodi storici.
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