In meno di due anni, il nuovo governo ha emanato una mezza dozzina di decreti per riorganizzare chi decideva in materia di politica abitativa del paese, un'operazione che ha rivelato sia la sua ambizione di coordinare lo Stato sia le difficoltà incontrate nel raggiungere tale obiettivo
SANTO DOMINGO– Hipólito Mejía assunse la presidenza il 16 agosto 2000 con una promessa che andava oltre il settore abitativo, ma lo comprendeva appieno: snellire un apparato statale che, secondo i preamboli dei suoi decreti, soffriva di una “scarsa coordinazione” tra ministeri e agenzie, con conseguente “duplicazione di funzioni” e spreco di risorse. Correggere questa frammentazione divenne uno dei primi compiti della sua amministrazione, e il settore abitativo fu al centro di questa riorganizzazione istituzionale.
Il punto di partenza arrivò appena due settimane dopo l'insediamento. Il 1° settembre 2000, Mejía firmò il Decreto 685-00, che riorganizzò completamente il Sistema di Pianificazione Nazionale ereditato dalla Legge 55 del 1965 e divise la pubblica amministrazione in venti settori, come indicato nel testo integrale del decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 10058, ciascuno guidato da una Segreteria di Stato o da un ente governativo.
Il settore abitativo è diventato un settore a sé stante, con l'Istituto Nazionale per l'Edilizia Abitativa (National Housing Institute - INVI) alla guida, una decisione che, almeno sulla carta, ha conferito all'INVI un'autorità di coordinamento che in precedenza non aveva formalizzato.
Un mese dopo, il 6 ottobre, il Decreto 928-00 ampliò il campo d'azione dell'agenzia con la creazione del Consiglio Nazionale per la Lotta alla Povertà e trasformò il Piano di Assistenza Sociale della Presidenza nel Piano Presidenziale contro la Povertà, con l'INVI tra le quasi venti istituzioni chiamate a integrarlo, insieme a enti diversi come l'Istituto Nazionale dell'Acqua Potabile, la Lotteria Nazionale o le mense economiche.
In tale contesto, l'edilizia abitativa cessò di essere una questione esclusivamente settoriale e divenne parte integrante della strategia generale contro la povertà che il governo aveva battezzato come motto del suo primo anno di mandato.

L'architettura continuò a mutare a un ritmo che suggeriva più passi incerti che un piano generale. Nel gennaio 2001, il Decreto 28-01 creò tre gabinetti operativi (istituzionale, economico e sociale) per raggruppare i Segretari di Stato in base al loro ambito di competenza e collocò il direttore dell'INVI all'interno del Gabinetto per le Politiche Sociali, accanto all'Istituto Nazionale per l'Edilizia Abitativa e l'Assistenza Sociale (INAVI). Appena un mese dopo, il Decreto 279-01 modificò nuovamente la composizione di tale gabinetto, senza che i verbali spiegassero pubblicamente perché la prima versione fosse stata ritenuta insufficiente.
L'assetto istituzionale si è stabilizzato, almeno formalmente, con il Decreto 466-01, firmato il 19 aprile 2001, che ha sostituito i due precedenti e ha istituito il Gabinetto Sociale come struttura permanente, con un direttore, un consiglio di amministrazione e un'unità esecutiva, e ha organizzato il lavoro per settori operativi tra cui quello dell'edilizia abitativa, guidato ancora una volta dall'INVI e composto dall'INAVI e dalla Banca Nazionale per l'Edilizia Abitativa.
Lo stesso decreto sottolineava la necessità di allineare qualsiasi progetto abitativo al Sistema Nazionale di Investimenti Pubblici, in modo che nessun programma potesse essere finanziato senza prima passare attraverso il filtro dell'Ufficio Nazionale di Pianificazione.
Prima di concludere il primo anno e mezzo di riforme, Mejía aggiunse un altro gesto, più simbolico, ma con una certa sostanza programmatica. Con il Decreto 1211-01, dichiarò il 2002 Anno Nazionale dell'Edilizia Abitativa, una dichiarazione che, secondo uno studio successivo dell'organizzazione Ciudad Alternativa sulla politica abitativa dominicana, stabilì due linee di intervento concrete: la costruzione di nuove abitazioni e insediamenti umani e il miglioramento delle abitazioni esistenti.
Raramente, prima o dopo, un governo dominicano aveva dedicato un intero anno, almeno sulla carta, a questa singola causa.
Il capitolo più significativo per il mercato immobiliare arrivò l'anno successivo con il Decreto 45-02, che istituì il Consiglio Nazionale per l'Edilizia Abitativa a Prezzi Accessibili, un organismo presieduto dallo stesso capo dello Stato e composto, oltre all'INVI e alla Banca Nazionale per l'Edilizia Abitativa, da rappresentanti del settore privato: l'Associazione delle Banche Commerciali, la Lega delle Casse di Risparmio e Prestito Dominicane, l'Associazione Dominicana dei Costruttori e Promotori Edilizi e la Camera Dominicana delle Costruzioni.
Il testo stesso del decreto chiarisce il cambiamento fondamentale: le misure fiscali adottate dal governo avevano permesso alle banche di ampliare i propri portafogli di finanziamento immobiliare e lo Stato scelse di sostenere questa capacità con il suo ruolo dichiarato di "facilitatore", piuttosto che di costruttore diretto. Hugo Giuliani Cury, allora Ministro dell'Industria e del Commercio, fu incaricato del coordinamento del programma.
Il Fondo nazionale per l'edilizia popolare, FONDOVIP, già operativo dal novembre 2000 secondo una successiva relazione sugli sfratti presentata alle Nazioni Unite, è stato ammesso come membro del nuovo consiglio con il Decreto 45-02, chiudendo così un quadro istituzionale che, in soli venti mesi, aveva subito almeno cinque successive riformulazioni.
Un anno dopo, nel 2003, anche l'edilizia abitativa divenne uno dei pilastri della Strategia nazionale per la riduzione della povertà promossa dallo stesso governo, e con essa giunse un'analisi interna che raramente trova spazio sulla stampa.
Secondo lo stesso studio di Ciudad Alternativa, tale documento individuava otto fronti ancora irrisolti: la frammentazione istituzionale tra INVI, INAVI e la Banca Nazionale per l'Edilizia Abitativa, la mancanza di titoli di proprietà per le famiglie più povere, la debolezza del sistema di finanziamento, l'assenza di una chiara politica di sussidi, la ancora incipiente incursione del settore privato, la precarietà delle infrastrutture negli insediamenti, un quadro giuridico che a volte ostacolava più di quanto facilitasse e la mancanza di coordinamento con la pianificazione territoriale.
In altre parole, quasi tre anni dopo la prima ondata di decreti, lo Stato stesso ha ammesso che gran parte di quei problemi rimanevano irrisolti.
Nel loro insieme, questi decreti raccontano una storia che raramente compare nei rapporti ufficiali sulla gestione: quella di un governo che ha provato, corretto e riprovato a organizzare la propria burocrazia abitativa prima di riuscire a implementare un unico programma abitativo su larga scala.
Questa serie di articoli analizzerà se tale quadro istituzionale sia riuscito a tradursi in soluzioni abitative concrete prima che la crisi bancaria del 2003 compromettesse gravemente la possibilità per le famiglie dominicane di accedere all'alloggio e la capacità dello Stato di finanziarlo.
Fonti: Ministero dell'Economia, della Pianificazione e dello Sviluppo (MEPyD), “Politica sociale del Governo dominicano, Volume I, Allegati”, Allegato III: “Decreti del Presidente Hipólito Mejía riguardanti l’organizzazione istituzionale” (Decreti 685-00, 928-00, 28-01, 279-01, 466-01 e 45-02, testo integrale). | Decreto 685-00, testo ufficiale integrale, Gazzetta Ufficiale n. 10058 del 15 settembre 2000, consultato tramite FAOLEX (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura). | Housing and Land Rights Network (HLRN), rapporto presentato alle Nazioni Unite sul Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali nella Repubblica Dominicana (riferimento a FONDOVIP, novembre 2000). Ciudad Alternativa, “I segni della politica abitativa: alloggi, diritti umani e tassazione nella Repubblica Dominicana, 2000-2016” (Santo Domingo, settembre 2017), Introduzione, sezione “Contesto e premesse” (riferimenti al Decreto 1211-01 e alla Strategia nazionale per la riduzione della povertà del 2003).
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