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In che modo i prezzi del carburante influenzano i costi di costruzione nella Repubblica Dominicana?

SANTO DOMINGO – Il settore delle costruzioni è sotto pressione, una pressione che non deriva né dalla domanda di alloggi né dai tassi di interesse. Dopo 38 settimane di stabilità tra la metà del 2025 e l'inizio del 2026, il mercato degli idrocarburi è entrato in un anno turbolento, caratterizzato dal maggiore aumento dei prezzi dal 2022 a marzo, dal congelamento dei prezzi da parte del governo a giugno e da una nuova impennata ad agosto, alimentata dal conflitto tra Stati Uniti e Iran.

Questo comportamento irregolare ha un impatto misurabile sugli indicatori ufficiali del settore. L'indice dei costi diretti per l'edilizia residenziale, pubblicato mensilmente dall'Ufficio nazionale di statistica, ha già registrato il carburante tra i fattori produttivi con il maggiore aumento una tantum dell'anno, in un contesto in cui l'attività edilizia mostrava anche segnali di rallentamento per ragioni non legate al petrolio.

Questa analisi esamina i meccanismi alla base della volatilità dei prezzi dei carburanti nel 2026, ciò che mostrano gli indicatori ufficiali del settore edile, chi all'interno del settore risente maggiormente di tale impatto e quali scenari dovrebbero essere monitorati per il resto dell'anno.

Il meccanismo alla base della volatilità

Per capire perché i prezzi del carburante fluttuano, è necessario innanzitutto esaminare come vengono determinati. Il Ministero dell'Industria, del Commercio e delle PMI (MICM) pubblica ogni venerdì la tabella dei prezzi per la settimana successiva, basandosi su un modello di parità d'importazione. La Repubblica Dominicana raffina solo circa il 20% del proprio consumo, il che significa che la maggior parte del carburante che arriva nel paese è già stato raffinato dall'estero, a un costo che dipende non solo dal prezzo del petrolio greggio, ma anche da quello che nel settore è noto come "crack spread", ovvero il margine tra il prezzo del petrolio greggio e il prezzo del carburante raffinato.

Questa sfumatura spiega gran parte di quanto accaduto nel 2026. Per la maggior parte dell'anno, il prezzo del petrolio è rimasto relativamente stabile, intorno agli 80 dollari al barile, un livello che in circostanze normali non dovrebbe causare forti oscillazioni dei prezzi locali. Tuttavia, i costi di raffinazione sono aumentati vertiginosamente nelle raffinerie statunitensi, con incrementi superiori al 90% per la benzina premium in alcuni mesi: un fenomeno legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente piuttosto che alla disponibilità di petrolio in sé. Per un Paese che importa la maggior parte del suo carburante raffinato, questo aumento dei costi del processo industriale si ripercuote quasi direttamente sui profitti dei settori industriali.

L'anno delle montagne russe

L'andamento dei prezzi nel 2026 può essere riassunto in tre fasi distinte. La prima è stata caratterizzata da una prolungata stabilità, con 38 settimane consecutive senza variazioni dei prezzi al consumo, fino a marzo di quest'anno, quando il governo ha annunciato il maggiore aumento dal 2022, attribuito all'estrema volatilità dei mercati petroliferi internazionali nel contesto della Guerra del Golfo.

La seconda fase ha comportato l'intervento statale. A giugno, nell'ambito di quello che il governo ha definito il Piano anticrisi, il Ministero dell'Industria, del Commercio e delle PMI (MICM) ha formalmente attivato un meccanismo di congelamento dei prezzi per i carburanti più consumati, supportato da sussidi che hanno superato i 780 milioni di pesos dominicani in diverse settimane e, successivamente, i 900 milioni di pesos dominicani. La condizione centrale di questo meccanismo era che il prezzo internazionale del petrolio non superasse i 95 dollari al barile, una soglia concepita per dare allo Stato un margine di manovra senza compromettere indefinitamente le finanze pubbliche.

La terza fase, tuttora in corso, è caratterizzata da una rinnovata pressione al rialzo. Ad agosto, l'escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran ha nuovamente aumentato i margini di raffinazione internazionali e il governo ha attuato successivi adeguamenti settimanali dei prezzi della benzina e del gasolio, pur mantenendo la protezione del gas di petrolio liquefatto, il combustibile più utilizzato nelle famiglie dominicane, nell'ambito della sua dichiarata strategia di tutela dei settori economicamente più vulnerabili.

Cosa dicono gli indicatori ufficiali del settore

L'indice dei costi diretti di costruzione di alloggi (ICDV), che l'ONE calcola su un paniere di input e servizi diretti per l'edilizia residenziale nel Distretto Nazionale e nella provincia di Santo Domingo, offre una lettura più dettagliata di come questa volatilità energetica si traduca nel costo reale di costruzione.

  • Nell'aprile 2026, l'ICDV è aumentato dello 0,67% rispetto a marzo, e tra gli input che hanno maggiormente contribuito a tale aumento figurano gli utensili (9,94%), i tubi in PVC (7,14%) e i combustibili (5,38%), questi ultimi superiori a elementi tradizionalmente più visibili come i cavi elettrici (4,05%) o l'acciaio (3,46%).
  • Nello stesso mese, i produttori di energia elettrica hanno registrato un calo del 2,91%, una cifra che illustra come l'impatto del combustibile sul settore non sia lineare né uniforme tra tutte le sue componenti, e che debba essere interpretata con cautela anziché presumere una correlazione automatica.
  • L'indice ha chiuso luglio 2026 a 240,62 punti, con una variazione cumulativa dell'1,88% da dicembre 2025 e un aumento su base annua del 2,08% rispetto a luglio 2025, una traiettoria di incrementi moderati, non di una crescita incontrollata.
  • Secondo i dati di ONE, l'anno 2025 si è chiuso con un incremento cumulativo del 3,72% dei costi diretti di costruzione di alloggi, con un ICDV medio di 236,17 punti, 8,49 punti in più rispetto al livello osservato nel 2024

Il contesto più ampio: un settore che era già in fase di rallentamento

La pressione sui prezzi dei carburanti arriva in un momento in cui il settore delle costruzioni mostrava già segnali di ripresa ancor prima dell'inizio della volatilità energetica di quest'anno. La Banca Centrale ha riferito che l'attività del settore ha registrato un calo del 2,3% su base annua nella prima metà del 2025, un risultato attribuito principalmente all'incertezza economica internazionale e ai tassi di interesse relativamente elevati, fattori che hanno portato al rinvio di progetti di costruzione privati ​​e a una minore domanda di alloggi in quel periodo.

Questo contrasto tra un settore edile che cerca di stabilizzarsi e l'aumento dei costi diretti pone il settore di fronte a margini di profitto sempre più ristretti. Un costruttore che un anno fa poteva assorbire più facilmente una variazione mensile dell'ICDV (Indice dei Costi di Costruzione) ora opera con meno margine di manovra se la stessa variazione coincide con settimane di aumenti dei prezzi del carburante, soprattutto nei progetti finanziati dalle banche, dove il costo del capitale rappresenta già un'ulteriore pressione sulla redditività del progetto.

Chi risente maggiormente dell'impatto?

Non tutti gli operatori del settore risentono allo stesso modo della volatilità dei prezzi del carburante. I progetti di edilizia popolare, che per definizione operano con margini di profitto più ristretti, hanno una minore capacità di assorbire aumenti imprevisti dei costi di trasporto dei materiali o di esercizio dei macchinari senza trasferire tale costo sul prezzo unitario finale o compromettere la redditività del progetto. I costruttori su larga scala, d'altro canto, hanno in genere maggiore flessibilità nel negoziare contratti di trasporto con clausole di adeguamento o nel diversificare i propri fornitori, il che consente loro di gestire meglio l'impatto di ogni singolo aumento di prezzo.

Le opere pubbliche, finanziate con budget prestabiliti, si trovano ad affrontare una sfida diversa. Qualsiasi aumento prolungato dei prezzi dei carburanti non previsto nel budget originario di un progetto statale può comportare ritardi, rinegoziazioni o, nei casi più estremi, la parziale paralisi dei progetti: un rischio che gli enti di pianificazione infrastrutturale devono monitorare con la stessa attenzione riservata al settore privato.

Quali meccanismi esistono per attutire il colpo?

Il Piano anticrisi rappresenta, ad oggi, il principale strumento a disposizione dello Stato per contenere l'impatto diretto della volatilità internazionale sui consumatori e, di conseguenza, sui settori produttivi come quello delle costruzioni. Il meccanismo ha dimostrato la capacità di mantenere stabili i prezzi per periodi di diversi mesi, come accaduto tra giugno e gran parte di luglio 2026, ma la sua efficacia è legata a un fattore esterno al di fuori del controllo del governo: il prezzo internazionale del petrolio.

Per il settore privato, la risposta più realistica è quella di integrare la volatilità dei prezzi del carburante come variabile nella pianificazione finanziaria di qualsiasi progetto, con clausole contrattuali flessibili, margini di contingenza specifici e un monitoraggio costante degli indicatori ufficiali disponibili, piuttosto che considerarla un evento occasionale e imprevisto.

Al momento in cui scriviamo, la condizione centrale del Piano Anticrisi – ovvero che i prezzi internazionali del petrolio greggio non superino i 95 dollari al barile – continua a determinare il margine di manovra del governo nel mantenere la stabilità dei prezzi. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, che ad agosto ha nuovamente esercitato pressione sui margini di raffinazione internazionali, rappresenta attualmente la variabile geopolitica più rilevante per il mercato dei carburanti dominicano, ancor più dell'andamento del petrolio greggio allo stato naturale. Parallelamente, il governo ha mantenuto il congelamento dei prezzi del gas di petrolio liquefatto praticamente per tutto l'anno, nell'ambito della sua dichiarata strategia di tutela delle famiglie a basso reddito, sebbene tale protezione non sia stata estesa con la stessa intensità a benzina e diesel, i carburanti maggiormente utilizzati dal settore edile.

Cosa succederà dopo: scenari da tenere d'occhio

Guardando al resto del 2026, almeno tre variabili determineranno se la pressione sui costi di costruzione si modererà o si intensificherà. La prima è l'evoluzione del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che finora è stata la causa principale dei recenti aumenti dei prezzi. La seconda è se il prezzo internazionale del petrolio greggio rimarrà al di sotto della soglia di 95 dollari al barile, che è alla base del Piano anticrisi, o se questa condizione verrà superata, costringendo il governo a ripensare la propria strategia di sussidi. La terza è l'andamento dell'ICDV (Indice dei costi di costruzione) stesso nei prossimi rapporti mensili dell'Ufficio nazionale di statistica (ONE), che confermeranno se l'impatto del carburante sui costi diretti di costruzione è stato un evento isolato ad aprile o l'inizio di una tendenza più duratura.

Nessuno di questi tre fattori è sotto il controllo diretto del settore edile, il che rafforza l'idea che la migliore difesa disponibile, sia per i singoli sviluppatori che per la pianificazione delle infrastrutture pubbliche, sia la capacità di monitorare sistematicamente questi indicatori e di adeguare la pianificazione finanziaria, piuttosto che presumere che la stabilità di un dato mese si protrarrà indefinitamente.

Fonti ufficiali consultate

  • Ministero dell'Industria, del Commercio e delle PMI (MICM) — Tabelle settimanali dei prezzi dei carburanti e comunicazioni sul Piano anticrisi — https://micm.gob.do
  • Ufficio nazionale di statistica (ONE) — Indice dei costi diretti di costruzione di alloggi (ICDV), bollettini mensili — https://www.one.gob.do
  • Banca Centrale della Repubblica Dominicana (BCRD) — Dati sull'attività del settore edile e indicatore mensile dell'attività economica (IMAE) — https://www.bancentral.gov.do

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Juan David Botero Salcedo
Juan David Botero Salcedo
Giornalista e redattrice con oltre sette anni di esperienza nella comunicazione strategica e nella produzione di contenuti per testate specializzate in economia, finanza e cultura. Ha diretto progetti editoriali in Colombia e nella Repubblica Dominicana e ha collaborato a iniziative di contenuti su business e sostenibilità. Pensiero critico, chiarezza editoriale e creatività sono i suoi tratti distintivi.
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