SANTO DOMINGO.– La decisione di rinviare a giudizio Hugo Beras, José Ángel (Jochi) Gómez Canaán e gli altri coinvolti nel cosiddetto caso Intrant ha riacceso l'interesse sulla portata delle accuse mosse contro gli imputati.
Secondo la Procura, le accuse mosse dal tribunale potrebbero esporre molti di loro a condanne fino a 20 anni di carcere, qualora venissero riconosciuti colpevoli durante il processo.
Lo ha dichiarato il vice procuratore generale Wilson Camacho, capo della Direzione generale della Procura del Pubblico Ministero, dopo che il giudice Yanibet Rivas, del Sesto Tribunale di Istruzione del Distretto Nazionale, ha emesso un'ordinanza per l'apertura del processo contro i principali imputati nel caso, venerdì 5 giugno.
Il magistrato ha accolto la maggior parte delle accuse presentate dalla Procura, pur escludendo la qualificazione giuridica di terrorismo inizialmente proposta dall'organo inquirente.
Perché la Procura parla di pene fino a 20 anni?
Secondo Camacho, la possibilità che l'imputato possa essere condannato a pene detentive fino a vent'anni non è legata a un singolo reato, bensì a una serie di infrazioni che, secondo la Procura, sarebbero state commesse all'interno di una struttura che operava presumibilmente a vantaggio di interessi privati attraverso appalti pubblici.
Il funzionario ha osservato che, sebbene il tribunale abbia respinto l'accusa di terrorismo, ha mantenuto altre accuse penali presenti nel fascicolo, tra cui sabotaggio, riciclaggio di denaro, corruzione amministrativa, frode negli appalti pubblici, frode ai danni dello Stato, falsificazione di documenti e crimini informatici.
"La classificazione giuridica mantenuta dal tribunale include il riciclaggio di denaro, il che significa che in questo caso potrebbero esserci condanne fino a 20 anni di reclusione", ha affermato Camacho nel valutare la decisione giudiziaria.
Il rappresentante del Ministero pubblico ha inoltre ribadito che l'esclusione dell'accusa di terrorismo non indebolisce l'accusa presentata dalla Procura specializzata per il perseguimento della corruzione amministrativa (Pepca).
"I fatti sono inoppugnabili, le prove sono inoppugnabili e il tribunale ha confermato l'accusa di sabotaggio", ha dichiarato.
Dal contratto multimilionario ai tribunali
L'origine del caso risale al giugno 2023, quando l'Istituto Nazionale dei Trasporti Terrestri e Internazionali (Intrant) ha assegnato alla società Transcore Latam SRL un contratto del valore di oltre 1.317 milioni di pesos dominicani per la modernizzazione, l'ampliamento, la supervisione e la gestione del Sistema Integrato del Centro di Controllo del Traffico e della Rete Semaforica della Grande Santo Domingo.
Fin dall'inizio, diverse aziende partecipanti hanno messo in discussione l'assegnazione, denunciando irregolarità nella procedura e carenze nelle capacità tecniche dell'azienda selezionata.
Le denunce hanno indotto la Direzione Generale degli Appalti Pubblici (DGCP) ad avviare un'indagine, che ha sospeso il contratto e successivamente annullato la procedura di gara dopo aver riscontrato irregolarità nella documentazione presentata dall'azienda vincitrice.
La licenza di Hugo Beras
La controversia ebbe anche conseguenze politiche e amministrative.
Nel corso delle indagini sul processo di assunzione, Hugo Beras ha richiesto un periodo di congedo dalle sue funzioni di direttore di Intrant, in attesa che le indagini relative al progetto dei semafori intelligenti facessero il loro corso.
Quello che inizialmente sembrava un conflitto amministrativo derivante da una procedura di gara discutibile si è trasformato in una vasta indagine penale che ha coinvolto funzionari pubblici, ex dipendenti statali, imprenditori e diverse società private.
Operazione Camaleonte: quando il caso è degenerato
Il caso raggiunse uno dei suoi momenti più significativi nell'ottobre del 2024, quando la Procura della Repubblica effettuò una serie di perquisizioni e arresti nell'ambito della cosiddetta Operazione Camaleonte.
Tra gli arrestati figurano Hugo Beras, José Ángel Gómez Canaán e Samuel Gregorio Baquero Sepúlveda, ex direttore della tecnologia di Intrant.
Secondo le autorità, l'operazione mirava a smantellare una struttura che presumibilmente utilizzava le procedure di appalto pubblico per favorire aziende collegate e ottenere il controllo di sistemi tecnologici strategici dello Stato.
Le indagini hanno incluso anche accuse relative al presunto sabotaggio della rete semaforica nella Grande Santo Domingo, un episodio che ha causato notevoli disagi al traffico della capitale.
Ciò che sostiene la Procura della Repubblica
Secondo l'accusa presentata dalla Pepca, gli imputati facevano parte di un'organizzazione composta da funzionari pubblici, ex dipendenti statali e privati cittadini che avrebbero utilizzato società di comodo, prestanome e presunta documentazione falsa per garantire l'assegnazione irregolare dell'appalto per i semafori.
La Procura sostiene che la struttura sia riuscita ad assumere il controllo della procedura di gara e a favorire aziende legate all'imprenditore José Ángel Gómez Canaán.
Inoltre, l'accusa afferma che, attraverso contratti e accordi con società come Transcore Latam, Dekolor, PagoRD Xchange e Aurix, sarebbe stato creato un sistema per dirottare risorse pubbliche, effettuare operazioni di riciclaggio di denaro e ottenere un accesso privilegiato a infrastrutture tecnologiche considerate strategiche per lo Stato.
Cosa succederà adesso?
L'ordine di procedere al processo, emesso venerdì scorso, non implica una condanna né determina la colpevolezza dell'imputato.
La decisione giudiziaria si limita a stabilire che sussistono elementi sufficienti per procedere a un processo sostanziale, durante il quale la Procura e la difesa presenteranno le proprie prove e argomentazioni dinanzi al tribunale.
Sarà in questa fase che il sistema giudiziario dominicano stabilirà se le accuse mosse dalla Procura generale siano provate e se sia opportuno imporre delle pene, che, secondo l'organo inquirente, potrebbero arrivare fino a 20 anni di reclusione per alcuni degli indagati.
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