Tensione di sicurezza domestica : il prezzo invisibile della crescita urbana

Il prezzo invisibile della crescita urbana

Mentre il Paese costruisce più case, hotel e spazi commerciali, aumentano anche i consumi energetici e la dipendenza dall'automobile

SANTO DOMINGO. – L'ultimo bollettino dell'ONE sulle emissioni del settore energetico suggerisce che l'impronta ambientale dello sviluppo urbano sta diventando una variabile che non può essere ignorata.

Quando si parla di crescita del settore immobiliare nella Repubblica Dominicana, le cifre vengono solitamente espresse in metri quadrati costruiti, investimenti multimilionari, camere d'albergo o nuove unità abitative. Tuttavia, esiste un altro parametro, meno visibile, che raramente trova spazio nel dibattito pubblico: l'energia necessaria per sostenere tale crescita.

Il Bollettino statistico ambientale n. 11, pubblicato dall'Ufficio nazionale di statistica (ONE) nel giugno 2026, rivela che il settore energetico è responsabile del 62% delle emissioni di gas serra nella Repubblica Dominicana.

Il documento attribuisce tale partecipazione all'aumento della domanda di energia, all'espansione del parco veicoli, alla crescita della produzione di energia elettrica e all'intensificazione delle attività produttive e di servizi.

Sebbene il rapporto non analizzi specificamente il settore immobiliare, i fattori individuati coincidono con alcuni dei principali cambiamenti territoriali che il paese ha vissuto negli ultimi decenni.

Secondo il Censimento nazionale della popolazione e delle abitazioni del 2022 condotto dall'Ufficio nazionale di statistica (ONE), circa 9,1 milioni di dominicani, pari all'82% della popolazione nazionale, risiedevano in aree urbane. Le proiezioni dello stesso istituto indicano che entro il 2050 questa cifra raggiungerà i 12,2 milioni di persone, pari al 92% della popolazione stimata.

Oggi la Repubblica Dominicana consuma più energia perché è anche un paese più urbanizzato, con più edifici, più veicoli e un'attività economica molto più intensa rispetto alla fine del XX secolo.

Ogni nuova torre residenziale incorpora ascensori, sistemi di pompaggio dell'acqua, illuminazione per le aree comuni, impianti di condizionamento dell'aria e un numero crescente di dispositivi elettrici. Lo stesso vale per hotel, centri commerciali, edifici per uffici e centri logistici.

Il risultato è una domanda di energia in costante aumento, trainata non solo dalla crescita economica, ma anche dall'espansione fisica delle città.

L'impatto delle distanze

Tuttavia, l'impronta di carbonio dello sviluppo urbano non si limita agli edifici. Uno dei fattori evidenziati dall'ONE è la crescita del parco veicoli, e questo dato ha una correlazione concreta: secondo il Bollettino del parco veicoli della Direzione Generale delle Imposte Interne (DGII), pubblicato nel febbraio 2026, il parco veicoli dominicano ha raggiunto le 6.640.871 unità alla fine del 2025, con 446.819 nuove aggiunte durante quell'anno, il maggiore incremento assoluto registrato dall'istituzione.

Questa crescita si è verificata anche in un anno in cui l'economia dominicana è cresciuta solo del 2,1%, il ritmo più lento degli ultimi dieci anni, il che dimostra una dipendenza strutturale dall'automobile che trascende il ciclo economico.

Per dare un'idea della portata del fenomeno: secondo l'ONE, il Paese registra 574 veicoli ogni mille abitanti, uno dei tassi più alti dell'America Latina.

Questa osservazione apre un dibattito sempre più frequente tra urbanisti e specialisti della mobilità: il modo in cui le città crescono può essere determinante quanto il numero di edifici che vengono costruiti.

Negli ultimi anni, gran parte dell'espansione residenziale si è spostata verso le aree periferiche, spinta dalla disponibilità di terreni e dalla ricerca di case più accessibili o più spaziose.

Lo stesso studio ONE ha documentato che la crescita urbana nella Repubblica Dominicana ha superato significativamente il tasso di crescita demografica, riducendo la densità di tutte le città studiate ed estendendo l'espansione urbana oltre quanto spiegherebbe la sola demografia.

A Santiago, l'area urbana è cresciuta del 35% tra il 2001 e il 2021, secondo uno studio sostenuto dall'Associazione degli sviluppatori e costruttori edili di Cibao e pubblicato sulla rivista Arquitexto nel 2022.

La conseguenza è che migliaia di persone devono percorrere distanze sempre maggiori per raggiungere il posto di lavoro, la scuola, l'ospedale o i centri commerciali. Ogni viaggio aggiuntivo significa più carburante, più traffico e un maggiore consumo di energia.

Da questa prospettiva, l'impronta ambientale di un'abitazione non dipende solo dai materiali utilizzati per costruirla o dall'efficienza dei suoi elettrodomestici. È legata anche al numero di chilometri che le persone devono percorrere quotidianamente per raggiungerla.

Una crescita che richiede più risorse

Per anni, l'espansione del settore immobiliare è stata presentata come una delle espressioni più evidenti del dinamismo economico dominicano.

I progetti residenziali, turistici e commerciali generano occupazione, attraggono investimenti e contribuiscono alla crescita del PIL. Ma il rapporto ONE ci invita a considerare un'altra dimensione del fenomeno.

Con l'espansione delle città, cresce anche la necessità di produrre energia elettrica, costruire infrastrutture di trasporto, ampliare le reti di distribuzione e rifornire una popolazione urbana in continua crescita.

In altre parole, la crescita fisica del territorio ha un costo energetico che non sempre viene preso in considerazione nelle analisi economiche tradizionali.

La questione non riguarda più solo il numero di case in costruzione o la quantità di capitali mobilitati dal settore. Riguarda anche il consumo energetico generato da tale crescita e il suo impatto sulle emissioni nazionali.

L'altra faccia della storia

Le prospettive non sono del tutto negative. Sebbene le emissioni associate alla domanda di energia siano in aumento, il Paese sta anche accelerando l'integrazione delle fonti di energia rinnovabile.

Il Ministro dell'Energia e delle Miniere, Joel Santos, ha dichiarato ieri, 8 giugno, che la capacità installata di energie rinnovabili non convenzionali supera attualmente i 2.000 megawatt, rispetto ai 555 MW registrati nel 2020, con una proiezione di raggiungere i 2.600 MW entro il 2028.

Tuttavia, la sfida rimane complessa. La transizione energetica dipende non solo dalla produzione di elettricità più pulita, ma anche dalla moderazione del ritmo di crescita dei consumi energetici legati alle città, ai trasporti e alle nuove attività economiche. In questo contesto, il dibattito sul futuro urbano del Paese cessa di riguardare esclusivamente il settore immobiliare o quello economico e si trasforma in una discussione sull'energia.

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Solangel Valdez
Solangel Valdez
Giornalista, fotografa e specialista in pubbliche relazioni. Aspirante scrittrice, lettrice, cuoca e viaggiatrice.
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