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Il Comune di Barcellona prevede di eliminare tutti gli appartamenti turistici entro novembre 2028

IL MONDO

Il Comune di Barcellona ha annunciato venerdì che non rilascerà più licenze per l'uso turistico di immobili residenziali e non rinnoverà quelle esistenti a partire da novembre 2028. Di conseguenza, tra meno di cinque anni, i 10.101 appartamenti turistici attualmente registrati in città perderanno tale status.

Il sindaco Jaume Collboni, in conferenza stampa, ha annunciato il suo piano per eliminare i cosiddetti HUT (habitat d'ús turístic) entro il 2029, in conformità con il decreto legge approvato dalla Generalitat lo scorso novembre, che disciplina questo settore limitando il rilascio di licenze.

"La città non può permettersi un numero così elevato di appartamenti turistici in un contesto in cui la difficoltà di accesso agli alloggi e gli effetti negativi del sovraffollamento turistico sono evidenti e condivisi", ha spiegato il consigliere socialista presentando la proposta dell'amministrazione comunale, che dovrà essere approvata dalla seduta plenaria del Consiglio comunale e sarà attuata nella prossima legislatura, dato che quella attuale si concluderà nel 2027.

Il regolamento, approvato dal Parlamento a dicembre, stabilisce una massima di cinque anni per le licenze e ne lascia il rinnovo alla discrezione dei comuni, i quali devono provvedere alla modifica del piano regolatore per includere espressamente la possibilità di ospitare appartamenti per turisti, giustificando la disponibilità di terreni sufficienti per abitazioni permanenti o residenziali.

La proposta dell'amministrazione locale del PSC è di convertire questi appartamenti da uso turistico a residenziale, per poi immetterli sul mercato della vendita o dell'affitto. Secondo i dati del Comune, i prezzi degli affitti nella capitale catalana sono aumentati del 68% negli ultimi 10 anni, mentre i prezzi di acquisto sono cresciuti del 38%.

Associazione dei datori di lavoro degli appartamenti turistici

L'Associazione degli Appartamenti Turistici di Barcellona (Apartur) ha accusato Collboni di "condannare la città alla povertà e alla disoccupazione". L'associazione, che rappresenta circa 350 aziende e proprietari del settore, afferma che "gli appartamenti turistici costituiscono solo lo 0,77% del patrimonio immobiliare totale di Barcellona, ​​una cifra che non risolverà il problema abitativo". Secondo il suo presidente, Enrique Alcántara, "il sindaco ha auspicato che la città venga riempita di alloggi turistici abusivi".

Attualmente, il decreto legge regionale è al vaglio della Corte Costituzionale, che dovrà esaminare il ricorso di incostituzionalità presentato dal PP a febbraio.

Collboni ha inoltre annunciato un'altra misura volta a frenare l'aumento dei prezzi e ad incrementare il patrimonio immobiliare cittadino. Nello specifico, si tratta di modificare il requisito che impone di riservare il 30% dei nuovi progetti edilizi e delle principali ristrutturazioni a alloggi sociali, una misura in vigore dal 2018 sotto la precedente amministrazione del sindaco Ada Colau.

La proposta dell'amministrazione comunale socialista è di spostare il complesso edilizio interessato su terreni limitrofi e consentire alle imprese di edilizia sociale di costruire le nuove unità abitative sovvenzionate, per le quali il Consiglio comunale avrebbe un diritto di prelazione. In altre parole, le nuove unità potrebbero essere costruite nei quartieri adiacenti al complesso interessato o in edifici diversi all'interno dello stesso quartiere.

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