Il nuovo sistema elimina la possibilità di supportare le domande con dichiarazioni giurate
SANTO DOMINGO - La Direzione Generale per la Migrazione stabilisce dei limiti al tipo di lavoro che i cittadini stranieri non residenti con permesso temporaneo possono svolgere, escludendo espressamente le attività informali.
La Risoluzione 001-2026 subordina l'esistenza di un contratto di lavoro formale, registrato presso il Ministero del Lavoro della Repubblica Dominicana, alla presentazione o al rinnovo del permesso.
Ciò significa che le professioni ampiamente praticate dagli stranieri, come i tassisti in moto, i venditori ambulanti, i trasportatori informali, i fattorini o gli autisti addetti alle consegne, non sono riconosciute nell'ambito del quadro normativo consentito. In pratica, questa disposizione ridefinisce i limiti del sostentamento economico per coloro che dipendono da questo tipo di attività.
Il provvedimento si applica sia alle nuove richieste che alle procedure in corso, nel tentativo istituzionale di snellire il sistema e allineare i permessi alla legislazione vigente in materia di immigrazione.
L'ente dichiara che la presente delibera rientra in un processo di revisione interna volto a garantire la corretta applicazione delle normative vigenti, rafforzare la trasparenza dei processi e offrire maggiore certezza giuridica sia ai datori di lavoro che ai lavoratori stranieri.
Un modello lavorativo più rigido
Il nuovo sistema elimina la possibilità di supportare le domande con dichiarazioni giurate, una pratica che in precedenza rappresentava un'alternativa per coloro che non avevano un impiego formale. D'ora in poi, tutte le domande dovranno essere corredate da documentazione che attesti un rapporto di lavoro strutturato.
I requisiti includono un contratto registrato, una lettera del datore di lavoro che giustifichi la prosecuzione del rapporto di lavoro e la prova di iscrizione all'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Sono inoltre richiesti documenti personali come un passaporto valido, un tesserino di lavoratore temporaneo e certificati medici.
La risoluzione stabilisce inoltre una responsabilità diretta del datore di lavoro nel processo migratorio: quest'ultimo deve garantire, insieme alle autorità, il rimpatrio del lavoratore nel suo paese d'origine al termine del rapporto di lavoro.
Limiti chiari e possibili sanzioni
Uno dei punti più importanti del regolamento è che il permesso di lavoro non autorizza, in nessuna circostanza, lo svolgimento di attività al di fuori del contratto approvato. In altre parole, anche con una documentazione valida, il lavoratore non può diversificare il proprio reddito nel settore informale.
Il mancato rispetto di queste condizioni può comportare sanzioni che vanno dalla revoca del permesso di soggiorno all'espulsione. Analogamente, i datori di lavoro che assumono personale al di fuori del quadro normativo stabilito sono soggetti a multe per violazione delle procedure legali.
Dal punto di vista istituzionale, il Ministero delle Immigrazioni sostiene che la risoluzione non introduce nuovi requisiti, bensì organizza, chiarisce e rafforza le disposizioni già previste dalla Legge 285-04 e dai relativi regolamenti attuativi.
Tuttavia, in pratica, il provvedimento traccia una linea di demarcazione più rigida tra formalità e informalità, riducendo il margine di manovra per migliaia di lavoratori stranieri il cui sostentamento è storicamente legato a impieghi al di fuori del sistema lavorativo tradizionale.
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